15.4.13




La strada bianca che si perde in mare
vagola come un indice, s’intinge
nel lago lento delle onde
e separa il cammino delle barche
lancetta d’orologio
rimasta sola in un’ora fantasma
che all’orizzonte celebra il suo rito.
Noi siamo qui che camminiamo lenti
dove le pietre si ricamano
di firmamenti di conchiglie
segni ed ombre perduti dentro l’aria
e storie che ci guardano da volti
figure fisse o in moto come enigmi
sciolti in dita di sole
e il fuggire del tempo, che separa
dall’abito dei giorni
dalle vie che tentammo
cercando sera.

Nello strapiombo
di pietre in mare vive un’altra storia.
Proprio lì ci sorride la sirena
incisa nella pietra mossa
come un drappo, la danza dei Pierrot
il delfino che salta, le ombre
nelle nicchie porose
la Madonna col figlio, l’acrobata
il pescatore che agguanta la preda
il ventaglio  scolpito dall’aria
e facce di dormienti
una sull’altra, popolo dei sogni
incavi che intercettano l’azzurro
e crune di sole sugl’intagli.
Ci scortano i gabbiani immobili
ai piedi del cerchio di Jonathan
levati in alto insieme a lui
nella leggenda d’aria
che il cielo alza sopra le sue gesta
tutti i giorni che sono i nostri giorni.
Poi, voltate le spalle all’orizzonte
aspetta un’altra visione:
affondano radici dentro l’acqua,
guizzano palme in cielo
e le storie di pietra s’allontanano
salgono la collina scura.
Affiora con lentezza la città
vacillando sulle schiume
e l’acqua avanza a perdifiato
ne fa un paese di sole e pare morderla
spostarla dal suo luogo, trasognarla
nelle forme del suo selvaggio amore. 

Enrica  Loggi

4.3.09


si mutavano in ciotole le pietre



un occhio della pietra sul celeste


raggi incisi, pettini sui sassi